Volere e' potere e altre infezioni batteriologiche

Ho sottolineato molto, quasi tutto, ora sono pronto. Ho inserito il mio nome su internet ogni giorno per controllare quel che scrivono di me, e le tracce che ho lasciato sulla rete.

Non mi importa veramente di averti, non puoi capire il mio senso di possessività. Non puoi capire che quel che vorrei veramente è chiuderti in un teca infrangibile così da poterti ammirare quando ne ho bisogno. Questo non vuol dire amare dici? E cosa vuol dire amare allora? Chi si è investito dell’incarico di decodificare questo concetto così estemporaneo e confinarlo in una definizione? E se non mi trovasse d’accordo? Non puoi capire. Perché nessuno può. Siamo stati indottrinati e alterati così perfettamente dal marketing e da una cultura pervasa di frasi dei baci perugina che ci è quasi impossibile esularne. Più la nostra vita assomiglia alla pubblicità e più ci sentiamo felici, realizzati, invidiati. Ti regalerei una rosa, ma sento di doverti un pompelmo. E’ acido e disintossicante, combatte i radicali liberi. Puoi spremerlo e metterci della vodka, la fantasia di inventarsi i drink sotto i portici delle osterie bolognesi. O nelle cantinemarchigiane. O nei bacari veneziani. Ma tu non capiresti, vorresti quella rosa blu, desidereresti una dichiarazione d’intenti su di un cavallo candido, sbiancato a suon di additivi chimici. Walt Disney è l’autore del genocidio culturale di massa più esteso e subdolo del mondo. Ma nessuno lo ha detto alle mamme e ai papà post-moderni che con la multipla a metano portano prole e buoni propositi allo spettacolo scontato per famiglie del giovedì sera. E te nella mia teca non ci vuoi stare. Dici che è caldo e che ti senti oppressa. Maschilista! Patriarca! Devo rispettare le tue idee, diamine!

Direi che va bene, i tuoi impegni preconfezionati da donna moderna che non deve chiedere mai. Il rispetto si esige, l’interesse si stuzzica. A me interesserebbe di più assistere al lavoro di un ditta di spurghi. Ma non preoccuparti, sto lavorando sulla finzione. Ora riesco a far finta che non mi fai incazzare ogni volta che apri bocca. Recito. Oggi, ad esempio, farò finta di essere un attore di gay porn. Mi avvicinerò ai miei colleghi maschi con l’ostentata sicurezza del mio membro avvezzo all’obiettivo della telecamera, rafforzerò la mia stretta di contatto quando parlo con gli altri. Sembrerò strano e, spinto dal mio secondo fine, stranamente interessato al loro quotidiano nulla celebrato a suon di conversazioni che abbondano di parole inutili. Ci vorrebbe una tassa sulle parole, un’aliquota che salverebbe l’Italia dalla crisi tempo una settimana. Una tassa sulle ciarlerie della gente dagli occhi vuoti. Dagli occhi capisci subito l’anima delle persone. Anima intesa come essenza, non nel senso catto-cristia-religio-caccia-al-tesoro del termine. O del terminal. Qualcuno sono sicuro coglierà la citazione. Dagli occhi cogli il guizzo della vivacità, la fermezza della determinazione, lo sfuggire della furbizia, la socchiusa empietà della cattiveria, o la ben peggiore vuotezza della volubilità.

Io oggi prendo un caffè poi vado in bagno e sbatto la testa sul muro.

Ultim'ora

Forse è il caso che anch’io inizi a utilizzare il blog come strumento di promozione personale. Un intreccio di parole chiave per pubblicizzare la mia persona sul web. Mi è venuto in mente leggendo il racconto di un personaggio particolarmente controverso che ho scoperto e sto leggendo in questi giorni. Un artistoide disoccupato mezzo galeotto palestrato, sicuro di sé e arrogante, con un cinismo alla Celine solo più moderno e abbarbicato in età contemporanea. No, non vi dico come si chiama. Col cazzo. A me il social sharing fa vomitare, poi andate tutti su facebook a farvi belli scrivendo negli status le citazioni degli altri. Senza fonti. Al massimo la sigla del nomecognome, magari invertita così si capisce di meno. E a me chi cazzo mi cita? Nessuno. E sapete perché? Perché non sono abbastanza famoso per essere citato, quindi non apporterei benefici alla promozione, stavolta, del vostro avatar virtuale. Che la maggior parte delle volte con quello reale c’entra come un ultras del Bari a un congresso dell’accademia della crusca. Una cippa di cazzo.

Quindi si da il caso che magari da domani inizio anch’io a scrivere di quanto sono figo. Per questo, questo e quest’altro motivo. Perché se lo scrive Bukowski siete tutti lì a elogiarlo e imprimerlo nei vostri diari da scuole superiori mentre tutt’an tratto le tipelle si innamorano di quelli flaccidi, puzzolenti, pelati e con le macchie sulla pelle. Ma Bukowski ormai c’ha chili di terra sopra oppure è ridotto a cenere, poco importa, mentre io, invece, mi sento in ottima forma.

Nemico mio

Claustrofobico tunnel dell’incertezza

Scavato con il sangue della mente

Meticolosamente collaudato

Tortura medievale

Arma batteriologica



Consapevolezza di insormontabilità

Vile avamposto guerrafondaio

Pulsi come ossido nitrico

Avveleni come stricnina

Cianuro odorante di mandorle



Siediti accanto a me

Spirito impuro nato stanco

In confidenza, ho preso una decisione

Conviveremo se questo s'ha da fare

Ti abbruttirò ignorandoti



Non vi voglio non vi voglio

Userò resina di fico fresca

Per incollar le labbra rubine

Ruberò nebbia e notte

Prestigiatore di sembianze

Mirror Interview

Ciao.

Per favore uccidi il mio ego, altrimenti ci divorerà tutti.

“Cos’hai? Non stai bene?”

No sto benissimo, mi manca mezza faccia ma è normale di lunedì. Mattina.

“Sei vittima di facili ironie? Chi ti congiura addosso?”

Nessuno. Tutto d’un tratto il mondo ha smesso di prendermi in giro. E non ne capisco il motivo. Tutto è più facile quando sei alla berlina e non hai niente da perdere.

“Hai gli occhi cattivi. Verso il basso.”

A volte il pavimento è molto più interessante del mondo intorno. Adotto una prospettiva basata su legge fisica elaborata dal vissuto personale. Non si basa su regole matematico-numeriche, ma è di una precisione millimetrica.

“Hai sentito del serial-killer di Montreal?”

Certamente. Mi scandalizza solo come possano averlo preso così presto. Storie talmente controverse racchiudono indubitabilmente del genio. Valutarne la bontà o la malignità non ha senso.

“Non mi fido di te”.

Neanche io. Mi fido di te.

“Vorrei far questo. E quest’altro. E iniziare questo. Poi tra un anno quest’altra cosa per diventare….”

Auguri. Io ho smesso di diventare. Per ora sono e basta.

“La canzone che ti piace di più? E il film?”

Quelli che girano di continuo nella mia testa. E sì, hanno il copyright. Quindi aria.

“Sto diventando come te. E mi fa paura”

Tranqui. Ci si abitua. A quasi tutto.

Olezzo Onirico


Chiudo gli occhi. Smonto. Abbasso la guardia.

Sonno.

Ma la battaglia non è finita, al contrario è appena iniziata. Salgo la spirale che dolcemente attenua le tensioni corporee conducendomi ad affrontare i miei demoni. Ciao psiche, finalmente ci si rivede.

I miei demoni, li vedo, sono tutti schierati davanti a me. Ci sono le mutazioni più disparate, abnormi come le mie fobie, convinzioni, perversioni, abitudini, contrazioni mentali. Emettono dei suoni strani, che mischiandosi formano l’orchestra più immonda, inceneritore di passioni e armonia. Sono personaggi umidi, ricoperti di muco, talmente orridi da suscitare tenerezza, aborti di loro stessi, cromosomi impensabili, aberrazioni depravate, esercizi di ribrezzo di un dio sadico e psicotico.

Urlo. “AAAAAAHHHHHHHHHHH”.

“AAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHH”

“AAAAAAAHHHHHHHHH” Continuo. Cerco di spaventarli, ma sono sempre lì. Non schiodano. Non demordono. Chi ce li ha mi guarda con i suoi 10 occhi marci, chi non ce li ha mi sfotte celatamente. Non hanno paura, non hanno niente da perdere. Basano la loro vita su questo concetto. Hanno toccato il fondo e lo raschiano con i loro arti putridi per scendere più in basso. Rifiuti. Marci.

Contraggo i muscoli, mi carico, sto per esplodere. La frustrazione mi assale, l’ansia non mi lascia nemmeno per un secondo, togliendomi il fiato. Ragiona ragiona ragiona, ripeto nella testa. Lotta ossessiva contro l’inesistente. Ferocemente sexy.

Decido di urlare, continuare ad urlare cercando di riconoscere ed identificare le mie pene.

“Inadatto alla socialitàààà”

“Inferiore agli standard impostiiiiii”

“Nel posto sbagliato a l momento sbagliatoooooo”

“Fobico nell’indeterminatoooooo”

“Alla continua ricerca di confermeeeeeee”

“Succube dell’improvvisazione forzataaaaaaa”

“Schiavo della corporalitààààààà”

“Indigesto se non interessatoooooooo”

“inevitabilmente bramoso di esistenzeeeeeee”



Gli strani accumuli di materia ribollono ridimensionandosi, eutanasia di sé stessi attraverso le mie parole. Si pisciano addosso, rantolano accelerando il ritmo di orchestra rivoltante. Nel frattempo mi accorgo di grondar sangue dalle tempie, godo del calore del mio plasma in faccia, gioisco del metallico sapore una volta che mi arriva in bocca. L’esercito si sfalda e il mio corpo ingigantisce, fierezza denota la mia testa alta, con il sangue a fasciarmi il collo. Svengo…

Mi risvegliai immobile, essenza eterea volteggiante sopra un cartaceo rettangolo piatto.

“Ehy, è un disegno!”. Mi avvicinai per osservarlo meglio. Scoprii che il 79esimo tarocco mi imprigionava, ritraendomi in guerra contro i miei demoni, e non aveva un nome.

Da allora vedo tutto, sento ogni cosa mi capita intorno, elargisco consigli a chi mi interroga, perdendomi regolarmente in risa diafane. E tu, hai paura della libertà?

21/04 Belzebass @ cda Bibiano 39 "Crazy House", Treia (MC)

FESTA GRATIS PRIVATA !!! FREE PARTY !!!
IN MEZZO ALLA CAMPAGNA UN'ONDATA DI FRESCHEZZA !!!

ACCORRETE NUMEROSI PER LA FESTA ELECTRO PIU ESCLUSIVA DELLE MARCHE!

UNA SERATA ELECTRO TRASH CLUBCORE SENZA RIVALI !!!!!
La Bibiano HARDCREW è lieta di presentarvi:

BELZEBASS

TUFF EM UP - FREAKZ ME OUT - TRASHBAGS - SIDECHAIN MASSACRE



BELZEBASS
(IT - electro - fidget - nu-rave)

Figli dell’inferno. Nel 2008 nascono nell’abbraccio sgraziato del cemento e delle lamiere bergamasche ed il loro suono lo conferma. Il metal più grezzo prende a schiaffi synth grassi dal volto drum’n'bass, fidget e nurave. Sono due banditi del dancefloor, i volti coperti dalle bandane viola ne sono la prova, rubare il fiato e rapinare il pubblico sono i loro crimini favoriti, ubriachi di latte ed ultraviolenza militano tra le fila del mostruoso plotone Sidechain Massacre. La loro follia è seconda soltanto alla loro ignoranza e passione per il trash. Sono stupide capre incazzate pronte a disintegrare le vostre orecchie inamidate con un incredibile live-set composto quasi esclusivamente da loro produzioni.

www.belzebass.blogspot.com
www.facebook.com/pages/belzebass/39905228542
www.myspace.com/belzebass
www.soundcloud.com/belzebass

Sabato 7 Aprile 2012 - Contrada Bibiano - Treia - Cripple Bastards + The Orange Man Theory + Res Nullis + Diorrhea


Un inatteso live che aprirà la vostra infausta mente a colpi di rullante e calci volanti.

Accorrete se avete fegato



Cripple Bastards – Hate’n'grind legend since 1988-

The Orange Man Theory -Psycho Death ‘n’ roll -

Res Nullis -Leggenda Punk Maceratese-

Diorrhea – Fano Grind army-

Festa privata – Ingresso gratuito-

Rumble Bee


Il buio come sottofondo di azioni remote

Rivissute nel ricordo di chi vi ha partecipato

Immagini che trasudano gesta di ribellione

Quasi epiche ribollono nel sangue caldo delle vene



Urla forzate di recitazione appannata dall’alcol

Il conseguente cipiglio rivolto alla nebbia dei sensi

A scansare la morale nel dolce dondolio dell’ignoto

Aggrappandosi poderosamente all’impulsività celata



Io c’ero ed eravamo uniti nel silenzio arboreo

Fin quando i clamori atavici ci travolsero

Quando il cane incontrò l'istrice senza il minimo preavviso

Non ho nessunissima idea di scrivere un diario, o le mie confessioni o le mie bravate o soltanto gli stracazzi miei. Nessuna voglia, nessuna necessità e neanche, e soprattutto, bisogno. Però, ogni tanto, qualcosa che voglio raccontare c'è.



Per esempio, stamane. Sveglia presto per routinario schiavismo, temperatura polare tutt’intorno mentre emergo tutto sudato dal favoloso mondo dei due piumini e una coperta di lana. Rovisto tra le cianfrusaccole in giro per camera e trovo felpa, jeans e anfibi per iniziare bene la giornata. Altro che la nutella della pubblicità, fighetti.

Insomma me ne scendo in giardino per mattiniera pisciata a pisello barzotto e saluto ai cagnastri quando mi accorgo che la più grande ha qualcosa che non va. Mmm. Ancora più che mezzo addormentato penso: è sporca? No. E’ scappata? No cazzone è davanti ai tuoi occhi. Si è tagliata i capelli? Fatta la tinta? No. Ha un nuovo piercing? N… Ehy, checcazzo è quella roba che ha sul naso?!

La stranamente troppo affettuosa femmina di cane aveva un aculeo di istrice conficcato accanto al naso. Una bestia di 10 cm bianco e nero che la faceva sembrare simile a un maya. La guardo negli occhi e la accarezzo. Lei scodinzola e non sembra lamentarsi troppo per il dolore. Al che decido che è meglio per il dottore farsi un bel caffettozzo peso prima di operare. Opto per il beverone simil-americano di caffè -paccosolubile eurospin, aggiungo litrata di latte, riscendo in giardino. Sorseggio che manco fossi da Starbucks, appoggio il rimanente sul vaso con cadavere di quella che un tempo era una pianta.

“Vieni qui bella”.

La afferro per il muso, prendo con decisione l’aculeo, faccio per estrarlo. La cagna inizia a piangere e muoversi, l’aculeo è conficcato molto in profondità, bisogna tirare forte e decisi. Altro sorso di caffè, da Starbucks non ci sono i cani da salvare a tutti i costi però. Riprovo, stavolta più convinto. Tiro forte e deciso, la cagnotta piange ancora, l’aculeo non si toglie. E io inizio anche a cacarmi un po’ sotto, perché il il cane è grosso, e sebbene lo conosca abbastanza, non è mica il mio. Decido di aspettare P. che si alzi, che è il padrone e le mani in bocca, se ce le mette lui è meglio. Finisco il caffè, tranquillizzo la cagnona e vado a vestirmi per quotidiano schiavismo. Infilo camicia e gilet, jeans e anfibi che smorzino un po’ l’artefatta serietà, vado in bagno a pensare che dovrei farmi la barba ma la vita è breve, troppo breve per radersi.

Sento casino di là, gli altri sono in piedi. Racimolo P. e gli spiego la situazione. Mi guarda come un clochard alcolizzato col gilet. Forse perché lo sono. Scendiamo. La cicciona si è nascosta nella stalla. La raggiungiamo. Io le tengo il muso e P. strappa l’aculeo. Al primo tentativo si rende conto anche lui di come è piantato in profondità e si prende male. Riproviamo. La cagna si dimena come una pazza ma non morde. P. riesce a cacciar fuori il maledetto ago. “Cazzo!” riusciamo a dire. Poi ci accorgiamo che l’aculeo è spezzato e non ha la punta, che probabilmente è ancora conficcato dentro. Intanto la rincoglionita a pelo lungo gronda sangue da vicino al naso. Infatti, aprendole la bocca troviamo la punta bella bella dentro la gengiva. Ci organizziamo per tenerla ferma e rimuovere anche questa. Io le tengo la bocca aperta e il labbro sollevato, e P. tira la scheggia. Non proprio la migliore soluzione per salvare le dita in caso di morso fortuito. Dopo vari tentativi sradichiamo la cazzo di spada nella roccia, neanche fossimo mago merlino e quel coglionazzo di bambino biondo.

La cagnazza sbroda sangue ovunque, ma è contenta di esser tornata senza piercing, si vede. Noi ci scambiamo improperi sugli istrici, contenti della prova chirurgo superata a pieni voti. Io corro a lavoro in ritardo e con la camicia sporca di sangue. Per la strada Billy Idol canta Dancing with Myself e io, per una volta, sono sveglio prima del terzo caffè.

Domenica

Stamattina mi sono svegliato presto, le budella lacerate dalla serata precedente. Non dall’alcol, ma dai sensi di colpa. Forse, anzi sicuramente, non dovrei più bere perché l’ubriachezza mi porta sempre più spesso in una spirale di rabbia, depressione e pazzia. Sarà il periodo. Mah.

In ogni caso sono sceso in mutande in giardino, ho salutato i cani e pisciato. Alzando lo sguardo verso il cielo, mi sono sentito per un attimo solo nella natura, e sollevato. Sono rientrato in casa e in cucina ho trovato del caffè rimasto da non so quanti giorni. L’ho scaldato e versato in una tazzina fino a colmarla. Poi ho preso e sono sceso di nuovo in giardino. Ho salutato di nuovo i cani e mi sono incamminato verso l’orto dietro casa, ora brullo.

Amelia, la cucciolotta di nemmeno 2 mesi, mi seguiva arrancando sulle zampotte e tentando di mordermi le gambe. Mi sono appoggiato all’ulivo e abbandonato alla terra, ad Amelia che continuava a saltarmi addosso, alle nuvole rade e al sole del mattino di marzo, in mutande e con la nausea per le bevute di ieri sera. Ho pensato che la vita, in fin dei conti, è un curioso esperimento, breve e soggetto a continui cambiamenti, un intreccio di esistenze e sensazioni improbabili, un misto di felicità e tristezza inscindibili, di legami chimici insondabili fino in fondo, di piacere e dolore, di eros e tanatos, di poiesis e praxis, e uno potrebbe andare avanti per giorni. E inspiegabilmente mi son ritrovato a sorridere, sentendomi a mio agio nelle peripezie che il fato riserva, fiero di essere mezzo nudo in mezzo a un campo, tutto solo con il mio caffè e un cane pulcioso accanto. Poi mi sono addormentato. Il sole mi ha svegliato più tardi, quanto il tronco dell’ulivo si era già impresso nella mia schiena.

Di nuovo ho sorriso, mi son dato del coglione, alzato e tornato in casa.

Bastian Contrario, No Tav e malfattore e morto impiccato, il quale solamente in virtù del cognome diede origine al motto

Essere il bastian contrario delle situazioni, vi giuro, è una goduria assurda. Assorbire l'odio dagli sguardi altrui è anche morbosamente piacevole.

Fondamentalmente, l'andar contro al pensiero di altri per partito preso è antico quanto l'uomo, quanto la voglia di distinguersi dagli altri esemplari della stessa specie, e ci contraddistingue in quanto esseri umani. In natura, invece, esistono le gerarchie e la dominanza per spartirsi il territorio e le femmine, ma a nessuno fotterà mai nulla di essere alternativo ai suoi compari. Almeno questa è la mia interpretazione della situazione.

In ogni caso, tanti improvvisati bastian contrari contemporanei altro non sono che dei gran pali nel culo, finti alternativi con un debole per rompere i coglioni al prossimo. Tra questi possiamo annoverare la categoria dei diggei, la cui maggioranza, ahimè, non potrà fare a meno di criticare qualunque luogo e festa dove loro non mettono musica (attenzione, ho detto METTONO musica e non SUONANO, perchè i fottuti diggei vanno sì di gran moda ma non sanno neanche come cazzo si scrive una nota musicale, ciò non li frena dal fregiarsi di termine come bpm e non stacchi bene e non usa bene il fade invece io... il termine che ignorano, forse anzi probabilmente in apposita maniera, è loser, che per un pubblico adulto tradurrò con maestria dall'inglese con "merda di camelus bactrianus, altresì detto cammello mongolo". Comunque, spezzando una lancia nel cul...cioè a favore dei diggei, vi informo che il mio amico luchetto è bravo e bello e se gli chiedete il titolo di una canzone ve la dice. Chenonèpoco.

Altra categoria di bastian contrari per partito preso insopportabile è quella dei creativi. Categoria di cui vorrei far parte ma che ora insulterò, in quanto bastian contrario myself. I creativi se non hai minimo uno studio e ventordici partite iva fai schifo. Cioè, proprio non se ne parla. Se vinci un premio perchè avevi una macchinetta digitale e fai una foto mentre erutta il vulcano Sinabung a Sumatra e sei l'unico nel raggio di km, ti diranno che la foto fa schifo perchè sovraesposta o sottopagata, sovrasterzo o soppressata. E che se c'erano loro invece. Invece che? Invece e basta.

I creativi poi fanno gruppo con altri creativi che passano il tempo a deprimersi perchè le ragazze non sono così creative da cagarseli.

Poi ci sono anche i creativi scafati che invece fermano la tua tipa mentre nel locale va a prender da bere e le dicono che è bellissima e che devono farle delle foto che le serviranno per diventare famosa. E poi ci sono anche i creativi che si beccano un pugno in faccia mentre il naso gli scoppia e piscia sangue e perdono l'occasione per scattare la foto del mese che dico dell'anno. E allora magari la scatto io col telefonino (col telefonino? ommiodio il creativo dopo aver sentito questa ha bisogno di una sessione di yoga).Eppoi c'è il mio compare greg che ha detto che mi fa le foto aggratisse, indie/per cui esula dalla categoria.

Proseguendo, c'è il nuovo personaggio del giorno che è Mr. Marco Bruno, che tutti i media cercano a forza di farci stare sulle palle, ma che a me è simpaticissimo.

"Pecorella, pecorella sai sparare?". Un grande, il bastian contrario che scrive ti manda tutta la sua stima. Perchè ammettiamolo dai, cosa mi scrive il Corriere della Sega che lo sbirro è figlio di operai, che cazzo vuol dire? I figli degli operai non contano mai un cazzo e ora diventa di qualche importanza esser figlio di operai?

Eppoi i ringraziamenti allo sbirro che si è trattenuto dall'attaccare? E dove siamo a Tiananmen, che gli sbirri attaccano se gli va? Ma ci dimentichiamo così presto di Cucchi, di Bianzino, del cileno ucciso dal vigile (che tra l'altro non ci hanno mai detto come si chiama), di tutti i poveracci che prendono a calci in culo, del G8 e la lista è ancora lunga.. Ora dobbiamo esser grati al carabiniere perchè non ha reagito.

Ma io invece sono d'accordo a chiamarvi pecorelle cari omini blu, sono ancor più d'accordo a chiamare pecorella chi dopo 2 giorni è stufo di un movimento perchè gli chiude l'autostrada per andare al lavoro, o blocca il centro città. E allora per assumere un tono aggiorna lo status di facebook appuntando tutto il proprio disappunto e sperando che altre 2 o 3 ritardati gli diano ragione perchè i No Tav gli inquinano il palinsesto che dovrebbe sacrosantamente essere dominato dalle previsioni del tempo e da quel tamarro di Schettino con le sue bambole gonfiabili.

E quindi, volutamente scadendo in incivili, nonchè profondamente contrarie alle convenzionali regole civili, asserzioni, da bravo bastian contrario forzato vi informo che a me invece tutto questo piace, mi piace chi esprime il proprio dissenso senza passare da facebook e twitter, mi piace chi non dorme e combatte da giorni per le sue montagne, mi piace chi si sente sputare in faccia da tutti i lati e rimane attaccato alle proprie convinzioni, lo trovo morbosamente affascinante nonchè romantico, mi piace chi non cede, mi piace chi resiste, mi piace chi sfacciatamente affronta la situazione, mi piace chi con un sogghigno vi manda a fare in culo, pecorelle.

Io sto con gli ipotalami

ti mangi le dita fino all'osso? Le dita ho detto, non le unghie, sei sorda brutta scimmia? Cazzo mi guardi con gli occhi interrogativi, cosa vuoi che ti rsponda? Perchè sono malato? Non lo so cazzo, il tuo dio che fa morire i bambini innocenti e ti ha reso l'anello più vicino tra uomo e mondo animale non me lo ha mica detto. Ti racconto invece una cosa:

Prima mi piacevano i rapper, li trovavo diversi e underground, sempre a parlare di figa (che non avevano) e di soldi (che non avevano). Ora mi piacciono un po' meno, incontrando la moda sono diventati spocchiosi e superficiali, venduti e pop, i pantaloni non sono più troppo larghi e i tatuaggi sono fatti bene.

Non tutti è chiaro, quel ciccione del trucebaldazzi non diventerà mai figo e pop per esempio. è più facile che la scoreggia che sto facendo mentre scrivo stà roba diventi figa e pop, ma trucebaldazzi no. Oh, comunque, ha un suo perchè. Io lo definisco "attrazione verso ciò che è repellente". Come la canzone Carrà e Bob Sinclair, che vorresti ti venisse un infarto mentre la passano in giro, così non la senti tutta almeno, ma nel tuo cuore lo sai che c'è un po' di Morandi in ognuno di noi e ti piace mangiare la mmerda e provi anche il piacere di sentirti una persona migliore rispetto a.. a chi? Alla Carrà e Sinclair? Che nella vita non fanno una straminchia se non essere mediocri? Sono strapagati per essere mediocri. Trova l'intruso: chi è il coglione?
Aiutino: te, perchè i due bacucchi non di sicuro.

Ritornando ai rapper, ora questi hanno pure le gnocche, e proprio su questo punto dimostrano ancora il loro approccio win-win alla società odierna: questi han detto ok, prima o poi le gnocche dovranno arrivarci anche a noi, a sto' punto le vogliamo anche fighe. E si sono inventati la moda delle tipe dei rapper: pantaloni larghi calati col perizoma fuck-sia, tatuaggi fin giù nella sgnaus, tettozze rifatte sbattute in faccia e culone pronto a tutto.
Cioè guardate Rihanna: è artefatta come le tette di un trans, ma è gnocca, cazzo, oggettivamente. Ecco ora confrontiamole con le dark, bianche smorte vestite coi pizzi fin su le sopracciglia. Hanno la fama di essere gran maiale a letto, ma questo è un tema da affrontare con più calma. In ogni caso, le rapper son più fighe, dai. E le hipster milanesi vestite di flanelle da un milione di euro? E quelle che c'hanno le Hogan o le ballerine? E quelle vecchie con la minigonna (dietro liceo e davanti museo)? E quelle senza un braccio e con il monociglio? Eddai, non si può, eccheccazz. Insomma, su, sono contento di essere riuscito a dimostrare che le tipe rapper sono fighe. Grazie.

E così i piselli surgelati vi sembrano innocui...

Quei cazzo di pisellini surgelati, tutti tranquilli nella loro bustina dei surgelati, tutti così esattamente verdi e uguali mentre trasudano l'artefazione della propria gioventù, e della loro nascita e coltivazione, sia chiaro.

Sempre quei piccoli bastardini duri duri, rinchiusi nella perfezione della loro rotondità, ti guardano mentre si disperdono nella catarsi della loro cottura.

La catarsi. Questo termine superinflazionato al giorno d'oggi, costantemente usato come marchio per un più affabile riconoscimento mutuale tra autodefiniti artisti, dove indie è sinonimo di povero, e dove povero è sinonimo di non vado al cinema invece scarico i film.

Eccoli i soldatini tutti unti e ancor più verdi che risalgono la corrente come piccoli salmoncini disabili e mutilati, arrivando alla superficie dell'acqua bollente per respirare. Piselli che a sto' punto potevate chimarvi culi. Mi fate schifo, vi ucciderò uno a uno. Voglio vedere la vostra polpa che esce malamente, così buffa e scoordinata e colma di comica disperazione, mentre vi infilzo con la mia spada da cucina. Abbiate un minimo di orgoglio, cazzo, almeno di fronte alla morte, almeno nel vostro ultimo istante, lasciate un bel ricordo. E invece siete ridicoli, codargli, vigliacchi figli di OGM e fertilizzanti, la vita non è come l'avete immaginata, ora ve ne rendete conto.

Voi che siete cresciuti nel mito della perfezione estetica, nell'illusione di una vita senza malattie nè carestie, pompati di ormoni fin su nei tendini del collo, mentre dall'alto della vostra superbia sfottevate i vostri progenitori bruttini, storti, bucherellati da un'acne di pasassiti, e soprattuto meno verdi.

Voi ora, come anche io, esplorate l'esegesi di questa vita, per scoprire che la giusta interpretazione ne è "merda sdiarreata".

Microclima di un collo di bottiglia

mi chiedo come fare a rilassarsi dove c'e' tensione palpabile
come seguire un flusso di coscienza che porta nei tuoi occhi e... e finisce sempre lì la storia poi scende sui tuoi denti bianchi sempre esposti in sorrisi da stringere il cuore... o forse allargarlo.

mi chiedo come superare l'eterna lotta tra le passioni e le costrizioni, sempre che la crisi ci lasci la possibilità

come una canzone di andrè cantata da altri, da una voce femminile roca e forse non troppo a tempo sulle percussioni dominate dai jambè, ma calda anzi torrida di passione che ti scalda la pelle nelle serate invernali solo uscendo dall'autoradio

abbiamo bisogno di troppo alcol per scatenare le sensazioni, le nostre balere post-moderne sempre pronte a venderci la perdizione indotta da intossicazione, o forse, stimati colleghi di vita, avete mai pensato alla sbornia come chiave di volta di una vita altrimenti troppo limitata da costrizioni sociali, inglesismi imposti e pompose trasformazioni di tessuti per proteggerci dalle intemperie?

sbornia come sinonimo di libertà, di esagerazione, di salire le scale fino al cielo per poi precipitare nel seminterrato più vicino agli inferi, come occhi semichiusi ma veri, come interesse per gli insetti e i parassiti mai degnati di attenzione, come annebbiamento mentale punture al fegato..

in ogni caso, trovaste mai una costanza in giro per terra, quella è sicuramente la mia quindi siete pregati di restituirla, anche perchè il mondo è vasto così come le sue possilità, e tutti stanno aspettando me, non vi accorgete che le occasioni mi chiamano a gran voce mentre io volutamente le ignoro continuando ostinatamente a scrivere righe e righe senza senso.

non mi interesso di fisica quantistica nè astrologia, mi interesso invece di non avere interessi, perchè quelli sì che fanno male..




Ciao. Te sei la ragazza dei miei sogni. Peccato che questo periodo non sogno mai. Piombo nel sonno profondo e poi è mattina presto, è freddo, c'è la notte fuori e la sveglia urla che mi devo alzare.

Dicevo, sei la ragazza dei miei sogni. Perchè hai un lavoro che intermezzi a suon di cinguettii su twitter. Metti gli #hashtag con disinvoltura e parli del tuo lavoro nella city. Io mi alzo alle 5 di mattina, quando su twitter ci sono solo quelli dell'altro emisfero, e l'inglese non lo capisco.

Poi, sei la ragazza dei miei sogni anche quando prendi la metro per andare al lavoro, mentre ti lamenti con la tua amica con troppo cerone di quelli accanto che puzzano. O degli straccioni che ti chiedono i soldi. Io vado a lavoro con la mia panda 750 di 500000 km che consuma come una ferrari, oramai, e sono solo con la stessa cassetta dei Guns 'n' Roses che gira sulla radio da 10 anni. Al semaforo i tunisini mi sfottono invece di chiedermi gli spicci.

E sei la ragazza dei miei sogni anche perchè hai la borsetta firmata, che ci tenevi così tanto a comprarla per chiudere con il tuo passato provinciale e la casa dei tuoi in campagna. E' così piccola che dentro non entra neanche il portafoglio, ma questi sono dettagli irrilevanti. Io il panino che compro dall'alimentari per strada lo metto nello zaino invicta delle superiori, con le scritte dei doors e le toppe degli iron maiden. La tasca frontale è precisa per la 66 della moretti.

In ogni caso, la ragazza dei miei sogni la immaginavo proprio con la gonnellina a pieghette che indossi te, con la quale spazzi l'aria sicura dei tuoi 50 kg di sacrifici alimentari meno che il mercoledì notte che è il giorno della cena a biscotti. Peccato che la divisa dell'Anas che c'ho addosso io la maggior parte del tempo invece strida quasi con tutti i colori possibilimmaginabili.

"Ciao. L'altra sera è stata un errore. Ero ubriaca e incazzata col lavoro. E smettila di scrivermi i messaggi, che non metti neanche le h al posto giusto. Tra me e te non succederà mai nulla, mettitelo in testa".

Sei la ragazza dei miei sogni perchè non conoscevi la tassidermia, e i suoi progressi grazie all'uso della formaldeide e poi della formalina. Quindi, per spiegarti meglio l'intero concetto, ho iniziato col reciderti i tendini, per evitare poi il rigor mortis, è ovvio. Eri carina con quegli occhioni grandi grandi e disperati. Avresti potuto tweettarlo, avendo ancora i tendini della mano. Hashtag #eventiinaspettati o #nonseicoolse.

Sei ragazza dei miei sogni, perchè stai benissimo ferma immobile nell'angolo sinistro del salotto, imbalsamata in una delle tue espressioni più provocanti.

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