Domenica

Stamattina mi sono svegliato presto, le budella lacerate dalla serata precedente. Non dall’alcol, ma dai sensi di colpa. Forse, anzi sicuramente, non dovrei più bere perché l’ubriachezza mi porta sempre più spesso in una spirale di rabbia, depressione e pazzia. Sarà il periodo. Mah.

In ogni caso sono sceso in mutande in giardino, ho salutato i cani e pisciato. Alzando lo sguardo verso il cielo, mi sono sentito per un attimo solo nella natura, e sollevato. Sono rientrato in casa e in cucina ho trovato del caffè rimasto da non so quanti giorni. L’ho scaldato e versato in una tazzina fino a colmarla. Poi ho preso e sono sceso di nuovo in giardino. Ho salutato di nuovo i cani e mi sono incamminato verso l’orto dietro casa, ora brullo.

Amelia, la cucciolotta di nemmeno 2 mesi, mi seguiva arrancando sulle zampotte e tentando di mordermi le gambe. Mi sono appoggiato all’ulivo e abbandonato alla terra, ad Amelia che continuava a saltarmi addosso, alle nuvole rade e al sole del mattino di marzo, in mutande e con la nausea per le bevute di ieri sera. Ho pensato che la vita, in fin dei conti, è un curioso esperimento, breve e soggetto a continui cambiamenti, un intreccio di esistenze e sensazioni improbabili, un misto di felicità e tristezza inscindibili, di legami chimici insondabili fino in fondo, di piacere e dolore, di eros e tanatos, di poiesis e praxis, e uno potrebbe andare avanti per giorni. E inspiegabilmente mi son ritrovato a sorridere, sentendomi a mio agio nelle peripezie che il fato riserva, fiero di essere mezzo nudo in mezzo a un campo, tutto solo con il mio caffè e un cane pulcioso accanto. Poi mi sono addormentato. Il sole mi ha svegliato più tardi, quanto il tronco dell’ulivo si era già impresso nella mia schiena.

Di nuovo ho sorriso, mi son dato del coglione, alzato e tornato in casa.

No comments:

Free Blog Counter