Olezzo Onirico


Chiudo gli occhi. Smonto. Abbasso la guardia.

Sonno.

Ma la battaglia non è finita, al contrario è appena iniziata. Salgo la spirale che dolcemente attenua le tensioni corporee conducendomi ad affrontare i miei demoni. Ciao psiche, finalmente ci si rivede.

I miei demoni, li vedo, sono tutti schierati davanti a me. Ci sono le mutazioni più disparate, abnormi come le mie fobie, convinzioni, perversioni, abitudini, contrazioni mentali. Emettono dei suoni strani, che mischiandosi formano l’orchestra più immonda, inceneritore di passioni e armonia. Sono personaggi umidi, ricoperti di muco, talmente orridi da suscitare tenerezza, aborti di loro stessi, cromosomi impensabili, aberrazioni depravate, esercizi di ribrezzo di un dio sadico e psicotico.

Urlo. “AAAAAAHHHHHHHHHHH”.

“AAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHH”

“AAAAAAAHHHHHHHHH” Continuo. Cerco di spaventarli, ma sono sempre lì. Non schiodano. Non demordono. Chi ce li ha mi guarda con i suoi 10 occhi marci, chi non ce li ha mi sfotte celatamente. Non hanno paura, non hanno niente da perdere. Basano la loro vita su questo concetto. Hanno toccato il fondo e lo raschiano con i loro arti putridi per scendere più in basso. Rifiuti. Marci.

Contraggo i muscoli, mi carico, sto per esplodere. La frustrazione mi assale, l’ansia non mi lascia nemmeno per un secondo, togliendomi il fiato. Ragiona ragiona ragiona, ripeto nella testa. Lotta ossessiva contro l’inesistente. Ferocemente sexy.

Decido di urlare, continuare ad urlare cercando di riconoscere ed identificare le mie pene.

“Inadatto alla socialitàààà”

“Inferiore agli standard impostiiiiii”

“Nel posto sbagliato a l momento sbagliatoooooo”

“Fobico nell’indeterminatoooooo”

“Alla continua ricerca di confermeeeeeee”

“Succube dell’improvvisazione forzataaaaaaa”

“Schiavo della corporalitààààààà”

“Indigesto se non interessatoooooooo”

“inevitabilmente bramoso di esistenzeeeeeee”



Gli strani accumuli di materia ribollono ridimensionandosi, eutanasia di sé stessi attraverso le mie parole. Si pisciano addosso, rantolano accelerando il ritmo di orchestra rivoltante. Nel frattempo mi accorgo di grondar sangue dalle tempie, godo del calore del mio plasma in faccia, gioisco del metallico sapore una volta che mi arriva in bocca. L’esercito si sfalda e il mio corpo ingigantisce, fierezza denota la mia testa alta, con il sangue a fasciarmi il collo. Svengo…

Mi risvegliai immobile, essenza eterea volteggiante sopra un cartaceo rettangolo piatto.

“Ehy, è un disegno!”. Mi avvicinai per osservarlo meglio. Scoprii che il 79esimo tarocco mi imprigionava, ritraendomi in guerra contro i miei demoni, e non aveva un nome.

Da allora vedo tutto, sento ogni cosa mi capita intorno, elargisco consigli a chi mi interroga, perdendomi regolarmente in risa diafane. E tu, hai paura della libertà?

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