Sydney - Prime impressioni

ostello più lercio del mondo, mattina

è chiaro che Sydney sia una delle città più multietniche al mondo, forse anche più di Londra o Nuova York.
L'ostello dove sto è finora il più economico che sia riuscito a trovare, ha camerate da 8 talmente sporche che uno allergico alla polvere come me guarisce subito, per sovraccarico. Il cesso viene pulito 2 volte a settimana da un tizio che gira con un aspirapolvere attaccato sulla schiena a mo' di zaino e che ricorda tanto uno dei ghostbusters, solo un po' più cool perché ha capelli lunghi e cuffietta.

Il proprietario dell'ostello, o forse solo il più vecchio che vi risiede, ha i capelli lunghi, l'aria da rockettaro, un hangover mattutino persistente e cronico e quando ti vede ti saluta scapellando col gesto delle corna dei metallari (approposito, lo sapevate che significa quel gesto? il segno è stato introdotto dal cantante metal ronnie james dio negli anni 80, per inventarsi qualcosa di nuovo rispetto al segno V di vittoria con le dita, che lo prese proprio dal gesto delle corna tipico italiano, visto che sua nonna è siciliana. Da quel momento ha preso piede in tutto il popolo del rock/metal come segno di "riconoscimento" e quindi di amicizia in senso lato. I significati di "I love you" o altro sono stati attribuiti molto dopo, in realtà). Ciò che però caratterizza questo hostel è l'estremo spirito hippie per cui tutti si rispettano e si danno una mano. Nessuno ruba, i bagagli si lasciano in camera e l'unico con dubbi a riguardo ero io. La cucina in comune utilizza le stesse regole, frigoriferi immensi a disposizione di ognuno e pentole cancerogene da lavare dopo l'utilizzo. In camerata c'è sempre qualcuno che dorme, il jet lag e i party hard sono una brutta bestia, perciò non si accende mai la luce, men che meno meno si parla. Il piano terra ha spazi in comune, attività organizzate su lavagne, libri da leggere e musica indie-aussie da mattina a sera. Ah, si chiama Harbour city hostel, vi dovesse servire scrivetemi che vi do l'indirizzo.

Sydney è un miscuglio di odori, visioni, etnie ed esigenze sbalorditivo. A livello di monumenti, luoghi storici e musei niente di particolare. O meglio, imparagonabile con l'italia. Però bisogna essere ricettivi riguardo alla quotidianità. Skater si mischiano a businessmen lungo strade disseminate di ristoranti etnici che offrono padthai affiancati da cinesi che massaggiano secondo le regole della riflessologia mentre sul marciapiede un attempato metallaro suona riff infiniti.

Il tramonto è pazzesco, mai visti tanti colori in una sola volta. Il vino è illegale per strada, però mettendoci attorno una borsa di carta marrone diventa legale. E' uno strano principio che fatico ad afferrare, ma ci sto lavorando, vi terrò aggiornati.

Già stato a surfare un paio di giorni. Autodidatta forever. Ti danno una muta (che in inglese si dice wetsuit) da 4 o 5 mm (il primo giorno me la sono messa al contrario diventando in mezzosecondo lo zimbello di tutti i surfisti) e una tavola gigante da principiante che sembra una portaerei gialla e di gommapiuma. La prima mezzora la perdi spalettando con le mani cercando di arrivare al punto dove si schiantano le onde, che è dove si devono prendere, o meglio si dovrebbero, se uno ci arriva. Poi, miracolosamente, dopo che 14 surfisti ti sono passati avanti con una facilità impressionante, a sfregio delle energie spese da te, arrivi al famigerato punto, ma sei troppo stanco anche solo per tentare di metterti in piedi su quel pachiderma di tavola che ti hanno affibbiato, e le onde ti riportano dov'eri inizialmente. Sì, divertente. Per chi guarda da fuori. No dai, comunque l'unica volta nella giornata che ti riesce di metterti in piedi anche solo per 3 decimi di secondo ti spara addosso l'adrenalina che ti ripaga di tutte le fatiche. Così gongolandoti esci dall'oceano in pieno inverno prendendo il vento gelido tra i capelli tra le persone in piumino che osservano. L'Opera House è bella solo da lontano, più ti avvicini più scopri quant'è anni '80. Così come i grattacieli, nulla a confronto con quelli di Pechino.

Gli australiani poi impazziscono per gli sport. Gente che esce da lavoro nella City e va a nuotare, gente che si sfila la cravatta, si arrotola i pantaloni e fa jogging. Surfisti 50 e 60enni con un controllo della tavola alla kelly slater. E la night life pure niente male, tutti in giro fino a tardi nelle miriadi di bar e locali a prezzi piuttosti abbordabili.

Finito il credito di internet, alla prossima!

1 comment:

davUde said...

sydney? ma non stavi a macerata?

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